tutti Noi
Il romanzo di Walter Veltroni parla delle esperienze comuni a tutti noi. Partecipa al forum inviando una fotografia o raccontando i ricordi tuoi o dei tuoi familiari legati agli eventi narrati nel libro. I contributi selezionati dalla redazione saranno pubblicati sul sito e quelli più interessanti, pervenuti entro il 23 novembre 2009 (anniversario del terremoto in Irpinia raccontato nel romanzo), saranno presentati e discussi da Walter Veltroni in una videochat su Corriere.it. La data e l'ora saranno comunicati su questa pagina.
Io e Bologna scritto da MariaGenovese il giorno 05/02/2010 Bologna è sempre stata laboratorio di tendenze: qualsiasi cosa fosse nata nel mondo anglosassone rimbalza a Bologna e lì trova casa comoda. Quando a Napoli cominciò ad annusarsi nell'aria l'odore pungente del punk a Bologna era già radicato da tempo: negozi come il Disco d'oro e Nannucci ne divennero fornitori ufficiali. I loro cataloghi erano in tutta Italia, ed era possibile acquistare il nero oro vinilico a mezzo posta. Anche i miei fratelli sfogliavano avidamente quei cataloghi, però alla spedizione postale preferivano delle brevi sortite. Annotavano i dischi su cui mettere le mani, studiavano gli orari dei treni, il tempo necessario per raggiungere i negozi, la pausa per uno spuntino; poi facevano un preventivo delle spese previste: se sforavano il budget, bibite e colazioni le portavano da casa. E dopo avere pianificato tutto passavano all'azione: cartina di Bologna, biglietto del treno, zaino in spalla e via in spedizione per una giornata, dalla quale tornavano carichi di perle rare e preziose fatte di bootlegs e dischi di importazione. Poi un giorno la sala d'attesa della stazione di Bologna seguì lo stesso destino di un aereo che volava sui cieli di Ustica, e quella piccola gioiosa trasgressione si diradò. Sono arrivata a Bologna un mercoledì di settembre. Per una napoletana la data non era molto propizia: 17 settembre. Mi accompagnava il responsabile della didattica del più famoso esamificio del Paese, che era stato il mio capo quando lavoravo nella sede di Napoli, prima che venisse chiamato ad occuparsi della direzione generale. Avrei dovuto andare diretta in sede appena arrivata a Bologna, ma gli chiesi qualche minuto di tempo per poter andare in quella sala d'attesa, a vedere con i miei occhi lo squarcio ricucito con una lastra di vetro nella parete e la lapide che ricorda gli ottantacinque anonimi viaggiatori, per lo più diretti in vacanza, inconsapevoli del destino che li aspettava. Fuori della stazione mi soffermai sull'orologio: erano le due del pomeriggio, ma l'orologio segnava le 10,35. Sono ormai 30 anni che segna le 10,35. Ho come la sensazione di avere scelto proprio Bologna tra le città che mi erano state prospettate, perché in qualche modo questa città mi era rimasta dentro. Probabilmente perché quella strage era stata il mio primo momento di consapevolezza, il primo contatto con l'orrore... o forse semplicemente perché aveva tarpato le ali dei miei fratelli, e con le loro anche le mie. Trasferirmi a Bologna è stato come riprendere le mie ali.