Walter Veltroni - Noi

tutti Noi

Il romanzo di Walter Veltroni parla delle esperienze comuni a tutti noi. Partecipa al forum inviando una fotografia o raccontando i ricordi tuoi o dei tuoi familiari legati agli eventi narrati nel libro. I contributi selezionati dalla redazione saranno pubblicati sul sito e quelli più interessanti, pervenuti entro il 23 novembre 2009 (anniversario del terremoto in Irpinia raccontato nel romanzo), saranno presentati e discussi da Walter Veltroni in una videochat su Corriere.it. La data e l'ora saranno comunicati su questa pagina.


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Ancora oggi ricevo quella carezza scritto da Marco Petrulli il giorno 29/08/2009 Mio nonno lavorava in Vaticano già da qualche anno quando fu eletto Giovanni XXIII. Si occupava già allora, se non ricordo male, di mansioni tipografiche e per tutta la vita ha conservato buoni ricordi di Pio XII, nonostante lo considerasse un uomo un po' troppo riservato. Quando, nel 1958, iniziò il pontificato di Giovanni XXIII tutti si accorsero che il mondo stava cambiando, che era ormai all'orizzonte la rivoluzione che avrebbe portato John Kennedy alla Casa Bianca e il primo governo di centrosinistra alla guida del nostro Paese. eppure, nonostante si stesse diffondendo in tutto il mondo la fama di Kennedy, nonostante stessero raggiungendo i cuori di milioni di persone le battaglie di Martin Luther King in favore dei Diritti civili, nonostante tutto questo, mio nonno è sempre stato convinto che sia stato quel discorso di papa Giovanni XXIII a segnare davvero la storia di quel memorabile decennio. Introdusse - sosteneva - un concetto di dolcezza e di speranza universale, un concetto di bontà, di amore, di uguaglianza; e, al tempo stesso, rappresentò una severa critica ad un sistema educativo ormai antiquato, secondo cui i bambini, finché non diventavano "grandi" dovevano essere considerati "inferiori". Fu il primo - ripeteva spesso il nonno - che introdusse nella società occidentale il concetto di parità dei diritti e di comunanza di obiettivi tra governanti e governati; fu il primo, quella notte di ottobre, a stupire il mondo tendendo una mano alle creature che sarebbero state chiamate, un domani, a guidare gli equilibri di miliardi di persone in ogni angolo del Pianeta. La ricordavano bene quella notte i miei nonni. Era scolpita nei loro cuori come uno dei più bei regali che avessero mai ricevuto, e mia nonna, maestra elementare, da quel giorno decise di essere ancora più umana, ancora più dolce, ancora più compassionevole con i suoi bambini. Sia mia madre che mio zio, nel 1962, non si potevano più considerare propriamente bambini, ma per tutta la vita hanno conservato sulle guance la gioia di quella carezza. E anch'io, ogni volta che ricevo una carezza dai miei genitori, ripenso all'immensità di quel messaggio, a quelle mani vecchie, ormai stanche e provate che ho ritrovato in Giovanni Paolo II, e mi riprometto di regalare sempre quella carezza e quello sguardo alla Luna (non più inviolata come allora) ai miei figli, quando li avrò, perché crescano animati dalla speranza e dalla volontà di costruire a loro volta una società migliore.