Walter Veltroni - Noi

tutti Noi

Il romanzo di Walter Veltroni parla delle esperienze comuni a tutti noi. Partecipa al forum inviando una fotografia o raccontando i ricordi tuoi o dei tuoi familiari legati agli eventi narrati nel libro. I contributi selezionati dalla redazione saranno pubblicati sul sito e quelli più interessanti, pervenuti entro il 23 novembre 2009 (anniversario del terremoto in Irpinia raccontato nel romanzo), saranno presentati e discussi da Walter Veltroni in una videochat su Corriere.it. La data e l'ora saranno comunicati su questa pagina.


«

Irpinia scritto da noi il giorno 02/11/2009 Erano le 19.34 del 23 novembre del 1980 ed io ero nel mio letto, forse a sognare gelati e zucchero filato. Avevo 3 anni ed ero figlia di una giovanissima coppia. Fui presa con furia dalle mani protettive di mio padre Enzo che mi teneva stretta nel suo ventre, mentre correva tra le scale. E mentre la mia mamma Lia era dietro di noi. Il portone della mia palazzina era bloccato, ma la forza di soppravvivenza del mio vicino Gerardo riuscė ad aprire un varco tra la morte e la vita. Ero piccola e i ricordi sono circoscritti solo a quei minuti di terrore che leggevo nei volti della mia mamma e del mio papā, della gente per strada. Il cielo era rosso e abitavamo a Solofra. I miei nonni materni ad Avellino. La casa dei miei bisnonni, a Sant'Andrea di Conza, era stata distrutta dalla furia di un epicentro che ci ha divorato affetti umani e materiali. La memoria che mi č stata tramandata mi racconta di una fuga verso Firenze, in macchina, con pochi soldi, per scampare alla rabbia della natura che poteva nuovamente punirci. Poi lunghi giorni in una roulotte. Poi i soccorsi che non erano arrivati. Poi le migliaia di morti. Poi tutte le case trasformatesi in vetrine dall'arredamento penzoloni che erano diventate un tutt'uno con il paesaggio. Poi le visite alla nonna paterna che ha abitato per tanti anni in un container di amianto, con una stufa a legna diventata l'epicentro delle giornate invernali. Poi c'era la pizza della pizzeria Romana in Piazza Libertā, che sapeva di buono ma anche di dolore. Poi c'era la ricostruzione. In quegli anni non si parlava d'altro: in famiglia, a scuola, tra le pagine dei giornali, tra la gente. Era lenta, furba, indignata. Chi aveva i soldi anticipava ma quei soldi indietro non tutti li hanno poi ricevuti. C'erano le parole dure degli uomini di casa nei confronti degli ingegneri, dei geometri, degli amministratori. C'era lo sconforto della mia nonna Brigida che quella sera aveva perso le sue radici e, forse, questo evento ha contribuito anche alla sua lunga malattia. Per oltre 20 anni la mia terra ha ospitato famiglie nei prefabbricati. Per oltre 20 anni questo stile di vita ci ha accompagnato. E il sentimento d'ingiustizia e di abbandono č entrato nella carne dei giovani della mia generazione. In Irpinia oggi i nostri paesi respirano di una nuova luce ma nella loro essenza sono indelebilmente fermi a quel 23 novembre 1980. Ho pianto caro Walter Veltroni quando Nina guardava il filmato memoria delle sue radici. Ho pianto leggendo il suono della favola di Gianni Rodari che oggi, io 32enne, ho letto e leggo tante volte ai miei piccoli alunni. Ti ho pensato intensamente quando hai ripercorso la storia dei bambini di Amburgo perchč io e il mio compagno due anni fa abbiamo creato un video dedicato proprio a loro. Ho un retrogusto amaro in bocca: sapore di ignoto per la mia Italia che dedica questo secolo alla superficialitā. Ho un retrogusto dolce in bocca: sapore di speranza e passione per la mia Italia che sente i suoi giovani dire "Eccoci stiamo arrivando". Grazie per questo armonioso romanzo. Garbato e profondo come l'uomo che l'ha generato.