tutti Noi
Il romanzo di Walter Veltroni parla delle esperienze comuni a tutti noi. Partecipa al forum inviando una fotografia o raccontando i ricordi tuoi o dei tuoi familiari legati agli eventi narrati nel libro. I contributi selezionati dalla redazione saranno pubblicati sul sito e quelli più interessanti, pervenuti entro il 23 novembre 2009 (anniversario del terremoto in Irpinia raccontato nel romanzo), saranno presentati e discussi da Walter Veltroni in una videochat su Corriere.it. La data e l'ora saranno comunicati su questa pagina.
8 settembre emiliano : cara nonna Lucia ... scritto da 12babi72 il giorno 21/10/2009 Questa lettera è per la mia cara nonna Lucia, nata nel 1910 e morta ormai da tanti anni. Devo a lei e ai suoi racconti, ascoltati intorno al tavolo di cucina, se ho imparato cos’è la guerra e cosa significa essere antifascista. La guerra di mia nonna era la guerra vissuta da una persona semplice, che sapeva “leggere, scrivere e far di conto”, che non mi parlava dei grandi problemi storici, ma che mi raccontava la paura di vivere nella campagna emiliana sotto i bombardamenti, con i figli piccoli e il marito in guerra, a casa solo donne bambini e anziani, ciò che rimaneva di una grande famiglia di 30 persone. L’8 settembre di mia nonna era l’Armistizio, un parolone che lei pronunciava con un misto di speranza e tradimento, e quando noi bambini le chiedevamo spiegazioni, i suoi occhi e il suo volto riuscivano a spiegare molto di più di quanto le sue parole semplici potessero fare. Raccontava della speranza e della gioia che la guerra potesse essere finita e del fatto che il re era scappato, lasciando il paese in mano ai tedeschi, un concetto difficile da capire per dei bimbi delle elementari, che ricordo di aver compreso in pieno solo anni dopo, con la maturità intellettuale. Vivere tra il Po e la Linea Gotica, a pochi chilometri dal campo di smistamento di Fossoli, dovendo andare a coltivare i campi per sopravvivere, significava mietere il grano sotto i bombardamenti americani, nascondendosi nei fossi all’arrivo degli aerei ed essere schivati dalle bombe e dalle raffiche di mitragliatrice, significava trovarsi i tedeschi in casa e un fucile puntato addosso, significava nascondere nel granaio i partigiani feriti, con la paura che qualcuno facesse la spia. Ciò che mi è rimasto impresso era il terrore inesplicabile che traspariva dalle sue parole, per ciò che aveva sentito raccontare, che aveva visto e vissuto. Credo che per la mia generazione, che ascoltava questi racconti in piena guerra fredda, dove la paura per una terza guerra mondiale era quotidiana, il concetto di guerra e la possibilità di viverla in prima persona rappresentasse una paura tangibile, ma credo che ormai le nonne Lucia siano rimaste poche e che i bambini di allora abbiano dimenticato i racconti ascoltati intorno al tavolo di cucina.