Walter Veltroni - Noi

Luca, undici anni, registra sulle cassette del suo mangianastri l'anno terribile del terremoto in Irpinia, del terrorismo, dell'assassinio di John Lennon.

Luca rigirava tra le mani quella carta color oro. Ne aveva appena leccato l'interno in modo da asportare i frammenti di wafer e cioccolato insieme. Gli Urrà Saiwa erano la sua passione. Ne avrebbe mangiati dieci, cento, mille al giorno. Ogni tanto li inzuppava anche, massimo di voluttà, nel caffellatte obbligatoriamente tiepido. Quella mattina era restato a casa. La sera prima aveva sfregato a lungo il termometro sulla coperta e, per sicurezza, lo aveva persino appoggiato sul termosifone. La madre gli aveva sentito la fronte e aveva detto che era molto strana una febbre così alta. Ma senza approfondire, forse intuendo che il bambino aveva bisogno di un giorno per sé. Sapeva perché Luca era agitato, perché fingeva una inesistente influenza, perché voleva tempo aperto.
Oggi a pranzo sarebbe andato a trovarlo lo zio Alberto, la sua passione. Lo zio che lo faceva parlare, giocare, cantare, ballare. Lo zio che lo faceva sorridere e ridere. Lo zio che lo aiutava a diventare grande parlandogli delle cose dei grandi e che si faceva piccolo con lui. Avrebbero mangiato loro due, soli.
Luca aspettò che i genitori uscissero e che Silvana, la tata, portasse via il caffellatte e le carte d'oro appallottolate. Poi prese dal suo armadio dei giochi la scatola del Subbuteo e dispiegò sul vassoio i giocatori in miniatura. Scelse le squadre e immaginò le formazioni che di lì a poco avrebbe fatto scendere in campo. Lo zio era interista, come il papà, e Luca era diventato per reazione milanista. Ma la squadra era retrocessa in serie B per una storia di scommesse della quale lui non aveva capito molto e che però gli era dispiaciuta tanto. E allora per poter continuare a giocare con il padre e lo zio si era convertito alla Juventus. Con la paghetta messa da parte aveva comprato i giocatori in maglia bianconera e ora li battezzava a uno a uno, seguendo l'ordine delle sue passioni: Tardelli, Cabrini, Scirea, Zoff, Brady, Marocchino, Fanna, Verza... Vicino al letto c'era il comodino. E lì sopra una radio marrone, imponente. Il padre gliela aveva sintonizzata sulla frequenza della emittente dove lavorava. Ma Luca era diventato bravissimo a orientarsi tra quei numeri e tra le onde medie e corte. La sera, prima di addormentarsi, accendeva la radio e teneva il volume al minimo. La luce dello schermo illuminava appena la stanza e questo al bambino non dispiaceva. Ma quello che lo rassicurava e lo accompagnava verso il sonno erano gli avvisi ai naviganti. Quando cominciavano, annunciati da una voce grave, Luca immaginava i marinai al buio, sotto le stelle, mentre si raccoglievano attorno a un transistor o a una radio di bordo per ascoltare il loro futuro. Per conoscere la forza delle onde e capire se domani avrebbe soffiato un vento favorevole. Una notte aveva deciso che da grande avrebbe fatto il guardiano del faro. Ma la sera dopo, in verità, aveva optato per il pilota d'aerei, spinto dalla irresistibile necessità di sapere come fossero davvero «Bari Palese» o «Napoli Capodichino».
Video Killed the Radio Star risuonò mentre il bambino appoggiava il vassoio ai piedi del letto, stando bene attento che nessuno dei giocatori cadesse ingloriosamente. Allungò le gambe un po' intorpidite, si sistemò il cuscino, guardò l'ora e decise che aveva tutto il tempo di entrare in collegamento col mondo. Cominciò a muovere con cura la manopola, sfiorò Radio anch'io che iniziava in quel momento e planò sulla voce di Lucio Battisti che cantava Arrivederci a questa sera. Si fermò, era una canzone che gli piaceva, ma poi riprese l'esplorazione. Qualcuno parlava del dollaro che aveva raggiunto 915 lire, non capì bene e passò oltre. Arrivò alla stazione di suo padre. Trasmettevano una canzone che il conduttore presentò come Romeo and Juliet dei Dire Straits. Poi Luca sentì la voce di Andrea che, dopo la sigla del radiogiornale, disse: «Oggi è un brutto giorno per l'America e per il mondo, Ronald Reagan è stato eletto presidente» e proseguì raccontando storie che a lui sembrarono troppo complicate per essere interessanti. Compra online